Se cambi il tuo atteggiamento verso

le cose finisci per cambiare le cose"

 (E.Cioran)

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Approccio teorico

La dott.ssa Gilla Comiotto svolge la sua professione avvalendosi del Modello di Terapia Breve Strategica, originato dalle ricerche del gruppo della Scuola di Palo Alto, successivamente messo a punto e sviluppato in Italia da Paul Watzlawick e Giorgio Nardone presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo.

 

Il modello 'evoluto', frutto di una ricerca-intervento sistematica applicata a migliaia di casi, ha consentito la formulazione di protocolli di trattamento adattabili alle caratteristiche della persona, alla peculiarià del problema, ed alla singola situazione.

 

In virtù della teoria alla base ed al rigore metodologico l'approccio strategico ha evidenziato un'elevata efficacia ed efficienza sia nel campo clinico che applicato in contesti interpersonali diversi (educativi, organizzativi e aziendali, sociali, sportivi) consentendo di superare in tempi brevi problemi complicati personali ed interpersonali attraverso soluzioni apparentemente "semplici". 

 

 

 

Intervento

Focus dell'approccio strategico è su come un problema funziona e si mantiene nel presente piuttosto che sul perchè esiste cercando ragioni e spiegazioni nel passato, e quindi sulla ricerca delle soluzioni piuttosto che delle cause, interrompendo in primis il circolo vizioso che alimenta e mantiene il problema a partire da ciò che la persona fa/ha fatto per gestirlo, ma senza risultati.

 

In riferimento alla difficoltà presentata e sulla base dell'obiettivo concordato da raggiungere, l'intervento viene costruito ed attuato agendo sulle modalità con cui la persona costruisce, percepisce e interagisce con la propria realtà personale e interpersonale.

 

Operando sul livello comportamentale, emotivo e cognitivo, l'intervento si propone da un lato di estinguere il disturbo e dall'altro di produrre un cambiamento che sia radicale e duraturo nel tempo.

 

Le specifiche tecniche di conduzione si orientano a produrre un cambiamento fin dal primo incontro, distaccandosi dalle procedure classiche di tipo diagnostico.

 

Nel caso di disturbi e problematiche dell'infanzia viene preferito un lavoro di tipo indiretto, effettuato tramite le persone adulte di riferimento (genitori, famiglia), al fine di evitare la stigmatizzazione nel bambino e favorire nell'adulto un miglioramento delle proprie competenze genitoriali.

 

          "Un bravo genitore, un genitore capace,

non è chi elimina o ignora le difficoltà nella vita dei propri figli,

ma chi li aiuta a superarle quando, inevitabilmente, queste

si presentano" (Mariotti e Pettenò, 2013)

 

 

L'approccio indiretto è attuato anche in tutte le situazioni in cui chi chiede aiuto non è la persona a cui si rivolge l'intervento (es. persone scarsamente collaborative od in presenza di disturbi rilevanti).

 

 

 

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“La nostra percezione delle cose costruisce la realtà dei nostri comportamenti;

a sua volta, la nostra percezione si costruisce sulla base delle esperienze e delle credenze.

I disturbi mentali, da questa prospettiva, vengono visti come il prodotto

di modalità disfunzionali di percezione e reazione nei confronti della realtà”

(Giorgio Nardone, 1998)

 

  "L'illusione più pericolosa è quella che

non esista soltanto un'unica realtà" 

(Paul Watzlawick)

 

  “Una strategia che ha funzionato, ovvero  che ha sbloccato un problema, ci ha anche descritto la struttura della persistenza di quel problema.

Questo in termini di modello di intervento rappresenta il passaggio da una fase artigianale ad una tecnologica: i protocolli di trattamento basati sui sistemi percettivi-reattivi ci permettono di avere una struttura della soluzione che calza alla struttura del problema  ed il modello diviene efficace, efficiente e replicabile, trasmissibile e predittivo.

In tal modo la psicoterapia può divenire una reale disciplina scientifica oltre che una semplice serie di tecniche terapeutiche basate su teorie tutte da dimostrare”

(G. Nardone)